INDEPENDENTS

Le fiere d’arte sono nate come momenti d’incontro fra gli attori economici del mercato dell’arte, gallerie e collezionisti, le gallerie espongono i nuovi prodotti dei propri artisti oppure le nuove acquisizioni degli artisti di riferimento, i collezionisti hanno modo di valutarle in anteprima. Come spesso accade nel mondo dell’arte, ogni incontro non tarda a diventare occasione per creare e sperimentare, ed ecco come anche un meeting economico comincia a costellarsi di vivaci eventi collaterali. Uno dei punti di forza dell’evento collaterale Independens è di essere strutturato all’interno dello spazio fieristico e non all’esterno, questo permette di creare un parallelo visivo e contenutistico sia stando dal punto di vista del visitatore che in quello dell’operatore di settore, collezionista, curatore, gallerista, critico o artista che sia.

Ho voluto ribadire la genesi economica delle fiere perché ritengo che nella motivazione economica risieda una delle differenze sostanziali fra gallerie e spazi indipendenti. Le gallerie sono fra loro necessariamente concorrenti, un collezionista che decide di acquistare alla Galleria Y non ha comprato alla Galleria Z. Gli spazi indipendenti tendenzialmente vivono e producono in un regime stabile di risorse scarse, nell’utopia del guadagno e nella lotta quotidiana per il rimborso spese degli artisti coinvolti, talvolta dei propri costi sostenuti. [Mi sembra chiaro che solo una passione spassionata può far sopravvivere tali progetti.] In un settore dove non c’è guadagno le varie realtà non sono fra loro concorrenti, il “collezionismo” si traduce nell’acquisto di piccole opere, di edizioni limitate, di qualche materiale documentativo, di pubblicazioni a bassa tiratura (spesso accompagnate da alta qualità contenutistica e tecnica) e di consumo di bevande agli eventi che vanno a sostenere il progetto e ad alimentare i suddetti rimborsi spese. Le realtà sono quindi propense a collaborare piuttosto che a combattersi, la partecipazione del pubblico all’evento di una realtà indipendente non impedisce la partecipazione ad un’altro e gli artisti non sono vincolati a lavorare esclusivamente con una sola realtà. La collaborazione fra gli indipendenti può andare dal prestito di materiale e competenze, alla creazione di un evento comune, dal sostegno reciproco ad una ricerca comune di finanziamenti. Spesso il tutto basato sulla stima e fiducia riciproca.

Su questo canovaccio ha riflettuto Microclima nella scelta allestitiva adottata per Independents: un prato sul quale ogni giorno veniva apparecchiato un picnic per gli operatori indipendenti e un aperitivo serale aperto a tutti. Si è voluto creare e dar forma all’occasione nella quale nascono i progetti e le collaborazioni indipendenti, terreno per il dialogo comune nonché nostro spontaneo e conviviale modus operandi. In questa dinamica ci siamo trovati in ottima compagnia, gran parte degli allestimenti indipendenti interrogava direttamente il pubblico e gli operatori chiedendo di mettersi in gioco per dar forma alle opere o agli allestimenti, testimonianza di una tensione comune verso un’appassionata utopia realizzabile.

LM

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Glory All Contemporary Art Association (Rome) hosts

HOME SWEET HOME Cut up/Déjà vu by Edoardo Aruta – Marco Di Giuseppe

Home sweet Home/Cut Up-Déjà vu di Edoardo Aruta e Marco Di Giuseppe, viaggia ma non riproduce semplicemente se stessa.  Migrando da un luogo a un altro- da Roma a Verona, il primo un palazzo nobiliare di Via Veneto, il secondo un Festival delle realtà Indipendenti- questa proposta artistica passa attraverso un processo di traduzione e il suo significato prende il volo.

Home sweet Home/Cut Up-Déjà vu, installazione ospitata da Glory All per il Festival of Indipendents 3, ArtVerona 2012, è un progetto di documentazione: tracce dell’intervento originario in forma di stampe serigrafiche realizzate per essere donate al pubblico, ci riportano ad azioni passate e al luogo della sua epifania. Il luogo che appartiene all’opera, quello immateriale del suo “farsi processo”, va aldilà dello spazio fisico della sua messa in mostra in occasione di Nuda Proprietà, a cura di Roberto D’Onorio per Glory All (Roma, Giugno 2012); il senso dell’opera ci appare ridistribuito e tradotto in altra forma attraverso una vera e propria riconfigurazione senza che perciò avvenga una perdita. Le stampe realizzate per il Festival of Indipendents di ArtVerona si pongono, quindi, al pari di frammenti delle diverse azioni che stanno dietro la produzione di un’opera, descrivendo un tempo per aspettare, uno per “fare”, un altro per meditare, per scrivere e per scambiare. Qui, il valore della documentazione risiede, infatti, nella sua capacità di creare corrispondenze tra lo spazio di creazione dell’opera e quello della sua presentazione, tra il tempo di produzione e quello della sua riattivazione e condivisione successiva.

Home sweet Home/Cut Up-Déjà vu, indaga un processo di costruzione: l’identità dell’artista e il suo ruolo all’interno del contesto sociale, il valore che assume l’esperienza quotidiana intesa come processo in cui un individuo vive e si comprende in vista della fabbricazione del proprio habitat, l’Autonomia dell’arte attraverso la diffusione allargata dell’oggetto artistico nella società e lo studio delle sue potenzialità estetiche e non. Le serigrafie distribuite ad ArtVerona sono la rappresentazione visiva della scheda tecnica di Home sweet Home/Cut Up-Déjà vu, e gli strumenti utilizzati per la sua “messa in atto” (carrucola, martello, tenaglia, squadra, chiave inglese, 643 chiodi) assumono, qui, la funzione di supporti mnestici, testimoni fossili della storia di un individuo e della collettività. Assistiamo, quindi, a un bricolage intellettuale- come direbbe Levi-Strauss- che non si limita ad eseguire con i suoi strumenti ma “parla” non soltanto con le cose ma anche mediante le cose, raccontando, attraverso le scelte che opera, il carattere e la vita del suo autore; pur senza mai riuscire ad adeguare il suo progetto, l’artista-bricoler vi mette sempre qualcosa di sé.

Il progetto Home sweet Home/Cut Up-Déjà vu, in principio performance che ha visto gli artisti, Edoardo Aruta e Marco Di Giuseppe impegnati nella costruzione e decostruzione di due case (di cui una era la copia) nell’arco di 14 ore consecutive, esprime l’esigenza d’interrogare la relazione, talvolta statica, che il pubblico intrattiene con l’opera, decidendo di annullare così il Tempo di contemplazione proprio dell’esperienza estetica. L’esplorazione di modalità alternative di coinvolgimento capaci di stimolare un dibattito più ampio, conduce al tentativo da parte degli artisti di attivare lo spazio pubblico dell’arte, trasformandolo, nell’ambito del Festival of Indipendents di ArtVerona, in spazio dell’offerta. Esistono varie sfumature dell’idea di diffusione, intellettuale e conoscitiva allargata, e le stampe di Home sweet Home/Cut Up-Déjà vu offerte in dono al pubblico, né numerate né firmate, costituiscono un chiaro esempio della volontà di “ricondurre sulla terra”- parafrasando W. Benjamin- l’oggetto d’arte (trattandosi di una tiratura infinita esse si presentano, infatti, affini al paradigma del gadget); inoltre, l’atto di eludere la “riconoscibilità” sia dell’opera che del suo autore- fattore invece a cui il mercato non può rinunciare- costituisce una delle poche e autentiche deviazioni dalle regole del sistema produttivo su scala globale.

Infine, la scritta “creating realities” che scorgiamo sulla cassa da spedizione contenente le serigrafie, altro non è che un incoraggiamento a ricercare differenti forme di produzione di realtà nell’esercizio attivo d’immaginazione del nostro mondo.

Per queste ragioni, il contributo di Edoardo Aruta e Marco Di Giuseppe pare assolutamente coerente con lo spirito che anima il Festival of Indipendents di ArtVerona, ponendosi come espressione libera dalle strumentalizzazioni e dai condizionamenti dei mercati speculativi.

edited by Valentina Carollo

for Glory All

http://www.edoardoaruta.com/projects/home-sweet-home/

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Fabbrica Globale di Ritratto & Studio mobile e permanente di ritratto fotografico

Padiglione 7

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Progetto Ecology of mind

Esposizione – Punti di ancoraggio

9 – 18 novembre 2012

Forte Marghera – Parco del Contemporaneo

Il 9 novembre 2012 alle 18.00 verrà inaugurata la mostra che vedrà esposti i lavori del progetto Ecology of Mind, partito il 9 luglio scorso negli spazi di Forte Marghera – Parco del Contemporaneo. Alle tre conferenze su Gregory Bateson hanno fatto seguito mesi di riflessioni e lavoro da parte del gruppo di artisti invitati a prendere parte al progetto: Giacomo Artusi, Lia Cecchin, Piergiorgio Del Ben, Stefano De Longhi, Alberto Favretto, Arianna Marcolini, Graziano Meneghin, Francesco Nordio, Benedetta Panisson, Anna Ramasco, Lucio Serpani, Matteo Stocco, Nicole Voltan, Alvise Bittente.

Rielaborando gli stimoli ricevuti e forti della libertà conoscitiva ed espressiva che l’arte permette nell’indagare temi complessi, i 14 artisti hanno creato quei “Punti di Ancoraggio” che possono costituire un appiglio verso un pensiero che si definisce proprio attraverso l’indagine della struttura e del meccanismo stesso del conoscere.

Una mostra fatta di natura vegetale ed umana, di video, installazioni e performance, ricca di vitalità e di ironia.

L’esposizione si svolgerà all’interno del padiglione 36 di Forte Marghera, e rimarrà aperta dal 9 al 18 novembre, dalle 15.00 alle 18.00. Chiusa lunedì 12.

Il progetto, curato da Cantiere Corpo Luogo, è stato realizzato con la collaborazione di Circolo Bateson, Fondazione Bevilacqua La Masa, Master in Comunicazione e Linguaggi Non Verbali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

 

Le iniziative di Forte Marghera – Parco del Contemporaneo sono realizzate in partenariato con la Regione del Veneto e hanno il sostegno e il patrocinio del Comune di Venezia – Assessorato all’Ambiente, alle Politiche Giovanili e alla Città sostenibile; sono promosse e coordinate da Marco Polo System geie.

 

http://cantierecorpoluogo.blogspot.it/p/continuum.html

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L’anno scorso, durante ArtVerona, nel contesto di Independents, BRANCHIE ha tenuto l’incontro Being Independents, titolo da noi pensato per parlare dell’essere indipendenti insieme a Gianluca D’Incà Levis, Superfluo e Daniele Capra.

L’incontro, a quanto pare, deve aver suscitato interesse perché anche quest’anno Fuoribiennale ha scelto di riproporlo.

Stavolta il moderatore sarà Massimiliano Tonelli, direttore editoriale di Artribune. Noi saremo ospiti insieme a Bcomeblog, BOLO Paper e CollettivoIN.

In occasione di questo confronto, presenteremo la pubblicazione uscita in seguito al suddetto incontro, BRANCHIE spread: a conversation about being independents e la nuova pubblicazione #inimmersione tra i nuovi profili professionali, realizzata durante i 4 giorni di fiera con i contributi del pubblico.

Vi aspettiamo quindi oggi, domenica 21 ottobre, h. 15:30, presso lo Spazio Face to Face, pad. 7.

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Per LIFE Sergio Baldassini propone I want you – studio di parole nell’arte fuori dall’opera.

L’ultima declinazione del suo complesso progetto I want you che coinvolge lo spettatore in una riflessione sul senso delle parole nell’arte. Anche in questo caso lo spettatore sarà chiamato ad una fruizione partecipativa dell’opera che lo suggellerà co-autore dell’opera stessa. Una fruizione pragmatica e cognitiva al tempo stesso.

Parole appese ad un filo “come fossero pescate dall’arte” – dice l’artista. Questo è il senso della sua suggestiva installazione, minimal ed essenziale come sempre. Parole scelte a caso, tratte da testi scritti sull’arte, con l’arte e per l’arte.

 

Parole sulle quali l’artista sente la necessaria urgenza di far riflettere.  Perché?

Allo spettatore il compito di chiudere l’opera, nel tentativo di ricostruire il senso che l’artista ha voluto dare a quello studio di parole. Una provocazione? O una semplice constatazione dell’uso e abuso inappropriato che in arte si fa di “certe” parole?

Lo spettatore si soffermerà sui termini selezionati da Sergio Baldassini e potrà prendere i testi da cui sono tratte, rintracciando quelle parole proprio come ha fatto lui, riflettendo sulle loro implicazioni semantiche e sull’uso che ne viene fatto. Ma l’esercizio potrà essere ripetuto e ripetuto ancora, non solo in Fiera, ma anche a casa o altrove, quando leggendo comunicati, saggi e presentazioni sull’arte si potranno scovare parole scritte a caso: parole nell’arte, anche fuori dall’opera.

SERGIO BALDASSINI

Nato nel 1979 a Roma dove tuttora vive e lavora, Sergio Baldassini ha alle spalle una laurea in ingegneria elettronica. Avvicinatosi all’arte da autodidatta, è un artista provocatore e ribelle. Lavora con la performance e l’installazione preferendo il tema del rifiuto, molto spesso in riferimento al sistema e al sistema dell’arte.

Mai banali né scontate le sue opere costringono ad una riflessione più o meno amara, chiunque ci si imbatta.

Artista concettuale tout-court, Sergio Baldassini è artefice di un’arte impegnata che declina spesso in una forma estetica relazionale e partecipativa.

Dietro ogni performance o installazione si cela un messaggio che travalica i confini del contesto espositivo e, dall’opera, raggiunge il suo pubblico anche a distanza.

Dal 2010 porta avanti il suo ultimo lavoro di ricerca e denuncia, I want you project indagando con azioni concrete e appuntamenti virtuali tematiche sociali molto forti e di grande attualità. Tra cui The Chapel, 2010; Il volto di Dio, 2010; Beuys su tavola 2011; Prove di Selezione 2011 e Il senso di vuoto 2012.

Le sue installazioni si mostrano spesso come operazioni di denuncia di ciò che non funziona e che andrebbe migliorato con un po’ più d’attenzione. Ma il suo grido sa anche assumere toni meno perentori e più ironici, a volte coinvolgendo il pubblico anche solo in maniera ludica, ma non troppo.

 

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ADUNATA A TUTTI GLI INDEPENDENTS

Vi ricordo l’appuntamento di oggi allo spazio talk FACE TO FACE
Si parlerà di blog e di editoria indipendente con Massimiliano Tonelli in una conversazione corale aperta alle domande del pubblico. Fuoribiennale ci sarà!

Domenica 21 ore 15.30

Being Independents

Riflessioni sull’esperienza dei blogger e delle editorie ad INDEPENDENTS3

Intervengono: Bcomeblog, BOLO Paper, BRANCHIE e CollettivoIN
Modera: Massimiliano Tonelli, direttore di Artribune

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Cantiere Corpo Luogo porta ad Independets tre anni di progetti, tutti i disposizione del pubblico.

Cantiere Corpo Luogo è una realtà che opera nel contemporaneo. Oltre a promuovere e coordinare il lavoro dei singoli artisti, il Cantiere genera esposizioni, residenze e progetti artistici di varia natura. Le sue attività danno vita a processi di riqualificazione e valorizzazione di spazi pubblici o privati, con lo scopo di creare meccanismi virtuosi di crescita e promozione. Oltre a performance, video e fotografie Cantiere Corpo Luogo mira a produrre materiali narrativi in grado di restituire dei nuclei creativi di senso quali articoli, pubblicazioni, materiali per siti web. Arte e cultura diventano strumenti di crescita e promozione.

 

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E’ stata presentata ufficialmente la pubblicazione VCE.
Finalmente in vendita on line su bequietplease.it, la potete trovare anche live ad INDEPENDENTS, padiglione 7.

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